sabato 19 maggio 2007

L'ultima volta di Anton Karas


L'ultima volta che hanno visto Anton Karas era mentre visitava una tomba.
Era sempre stato un'ottima persona e quella sua visita fu scambiata per un atto di devozione. Conduceva già da tempo una vita riservata, al limite del grigiore, e alla fine nessuno sembrò stupirsi più di tanto della sua improvvisa scomparsa.

Sostengono di averlo visto aggirarsi nei pressi di una cava e prendere appunti su carta da musica. Sempre più spesso lo faceva, nonostante fossero esposte le bandiere di segnalazione di pericolo, per imminenti deflagrazioni in cava. Dicono gli piacesse assaporare l'eco delle esplosioni. E anche questo non sembrò strano: era stato un musicista di una certa fama e che amasse i suoni, anche i più anomali, poteva rientrare nella logica della sua natura di artista.

Qualcuno sostiene che l'abbiano visto orinare su quella tomba neanche fosse un diavolo untore. Su quella tomba, di questo sono sicuro, c'era inciso il nome di una persona morta giovanissima.

Il nome era Anton Karas.

lunedì 23 aprile 2007

trilobyte


"Perché Matera, sprofondata a mezzo busto nella roccia con i piedi incrostati di trilobiti e di cocci d'anfora, suggerisce una megalitica immobilità, ma, nel contempo, ti senti preso nella forza di un percorso orbitale, hai l'impressione che questo luogo stia compiendo, fin dall'alba delle ere, una rivoluzione cosmica attorno a se stesso..."
Giorgio Celli, Matera. Nel labirinto del tempo. 1988, Edizioni La Bautta

Ritornando dalla città scavata, porto queste righe a supporto della tesi di Troglodita e del suo vortice del tempo.

giovedì 15 marzo 2007

estraneo mi sono


Estraneo mi sono e più non vedo
me stesso e nella tenebra mi perdo;
odo un tumulto fervere e mi chiedo
se da lungi mi giunga o dal profondo
da questo mio non esplorato mondo:
se questa moltitudine che grida
è quella dei miei spiriti (e un'infida
febbre mi finge visioni strane),
oppure odo una folla lontana
nel suo cieco fermento
mandare a me la sua voce nel vento...

1912
Giorgio Vigolo
"Lirismi", Edizioni della Cometa - Roma 2003

sabato 17 febbraio 2007

la lunga vacanza è finita


Presagio di morte nucleare, il bagliore correva nei televisori delle case e annunciava la prossima morte: sembrava quasi che tutti ne sentissero la imprescindibile necessità. La lunga vacanza stava terminando e quel bagliore e quelle urla e quei passi concitati, le corse sui sanpietrini sconnessi ormai erano una cosa sola. Avevano suicidato una idea al suo primo colpo di calcagno nel sacco amniotico, l'avevano confusa con l'urlo di un ultrà, col pizzino di un lontano zio, con l'insonnia omicida del vicino di casa e l'avevano condannata senza darle ascolto. L'esecuzione sarebbe avvenuta in punta di telecomando. Le ombre suicide avrebbero aspettato nascoste, nelle strade di Vicenza. Appena un passo dietro...

domenica 14 gennaio 2007

l'incrocio


Sta per attraversare; fa i primi passi incerti: non sa se la strada sia sufficientemente sgombra per attraversare e i colori del semaforo gli dicono poco. Sono segnali vaghi. Attraversa, ma è tardi. A sinistra scatta potente una moto. L'ombra esita e di scatto torna indietro sui suoi passi. Urta il lato della moto; la moto schizza, il motociclista vola via, ruzzola, sviene. L'ombra vorrebbe rialzarsi con fare meccanico; come se quel gesto fosse abituata a farlo da sempre. Qualcuno gli dice: stai giù, stai giù! E lui resta lì. Quasi scompare nell'asfalto.

Attraversa la strada, piegandosi in due per lo sforzo. L'uomo piegato in due canta un urlo che domina ogni altro rumore. Ogni particella della sua natura urla protesa, all'incrocio delle due grandi strade. Nessun sembra accorgersi di lui; anche chi lo guarda. C'è chi si nasconde, dietro le colonne del porticato, per non incrociare lo sguardo di quell'ombra, cercando di mantenerla così lontana dal suo piano dell'esistenza. Ma anche per non profanarla: la sacralità di quel grido doveva restare vergine.

Apparentemente due fatti casuali, successi in due giorni dell'anno diversi; ma alla stessa ora e nello stesso luogo. Come se quel luogo fosse un nodo, in cui le ombre suicide si manifestino. E in un gesto, cambiano la vita a chi le incrocia.

domenica 7 gennaio 2007

L'enigma di Michaux


Aveva camminato per anni e per secoli, consultando il calendario.
Adesso verificava se tutti fossero presenti.
Il fatto è che per quel 25 dicembre aveva dato appuntamento una volta, seicentosei anni prima, a soldati i cui genitori non erano nati, ad armi che non erano state inventate, a un massacro immenso in un luogo inesplorato.
Quando tutto si presentò all'appuntamento, lo trovarono morto, ma ancora tiepido.

da Brecce, Henry Michaux