sabato 28 luglio 2007

2-L'ultima volta di Anton Karas


L'ultima volta che Anton Karas tornò a Matera, sua città natale, fu per tenere un ciclo di lezioni sulla sua musica e sullo zither, il suo strumento d'elezione.
Era la scuola in cui aveva studiato e da cui si era separato con sollievo.Tornando, nessun ricordo lontanamente tenero gli attraversò l'anima.
Tra i docenti rivide facce di antichi compagni di studi e di feste, di nessuno ricordava con precisione nomi e cognomi: solo vaghe circostanze di vecchie frequentazioni. Poi, nella sala della presidenza, durante un rinfresco tributatogli, apparve la sorella di Anton Karas, anche lei un'insegnante. Salutò Anton scandendo accuratamente ogni sillaba del nome. Sembrava volesse assaporare la possibilità di chiamare ancora suo fratello avendo di fronte un essere vivente e non un'ombra o, peggio, una salma.
Anton Karas era morto giovanissimo e sua sorella era, allora, una bambina. Chiamare il suo nome era stata per lei una attività durata troppo poco a lungo.
Anton Karas, in quel momento, avvertì di nuovo, ancora la servitù di quella omonimia.
Lasciò l'istituto con la certezza che mai ci avrebbe fatto ritorno.

venerdì 13 luglio 2007

rimini troglodita


Giuseppe Palumbo a Interno 4 Rimini presenta
"Troglodita"

Sabato 14 Luglio 2007 ore 21.30
Libreria Indipendente|mente Interno 4 Rimini, via Di Duccio, 26

sabato 19 maggio 2007

L'ultima volta di Anton Karas


L'ultima volta che hanno visto Anton Karas era mentre visitava una tomba.
Era sempre stato un'ottima persona e quella sua visita fu scambiata per un atto di devozione. Conduceva già da tempo una vita riservata, al limite del grigiore, e alla fine nessuno sembrò stupirsi più di tanto della sua improvvisa scomparsa.

Sostengono di averlo visto aggirarsi nei pressi di una cava e prendere appunti su carta da musica. Sempre più spesso lo faceva, nonostante fossero esposte le bandiere di segnalazione di pericolo, per imminenti deflagrazioni in cava. Dicono gli piacesse assaporare l'eco delle esplosioni. E anche questo non sembrò strano: era stato un musicista di una certa fama e che amasse i suoni, anche i più anomali, poteva rientrare nella logica della sua natura di artista.

Qualcuno sostiene che l'abbiano visto orinare su quella tomba neanche fosse un diavolo untore. Su quella tomba, di questo sono sicuro, c'era inciso il nome di una persona morta giovanissima.

Il nome era Anton Karas.

lunedì 23 aprile 2007

trilobyte


"Perché Matera, sprofondata a mezzo busto nella roccia con i piedi incrostati di trilobiti e di cocci d'anfora, suggerisce una megalitica immobilità, ma, nel contempo, ti senti preso nella forza di un percorso orbitale, hai l'impressione che questo luogo stia compiendo, fin dall'alba delle ere, una rivoluzione cosmica attorno a se stesso..."
Giorgio Celli, Matera. Nel labirinto del tempo. 1988, Edizioni La Bautta

Ritornando dalla città scavata, porto queste righe a supporto della tesi di Troglodita e del suo vortice del tempo.

giovedì 15 marzo 2007

estraneo mi sono


Estraneo mi sono e più non vedo
me stesso e nella tenebra mi perdo;
odo un tumulto fervere e mi chiedo
se da lungi mi giunga o dal profondo
da questo mio non esplorato mondo:
se questa moltitudine che grida
è quella dei miei spiriti (e un'infida
febbre mi finge visioni strane),
oppure odo una folla lontana
nel suo cieco fermento
mandare a me la sua voce nel vento...

1912
Giorgio Vigolo
"Lirismi", Edizioni della Cometa - Roma 2003